Sin dal medioevo si è sviluppata l’abitudine di contraddistinguere città, comuni, terre, ma anche casate nobili ecc. di un “segno” che potesse individuare in ogni occasione l’uno dagli altri. Si sviluppa allora la scienza Araldica. Il SS.mo Salvatore, poi S. Salvatore ed indi San Salvatore di Fitalia, non ha conservato nei propri monumenti, segni araldici o particolarità cui potesse riferirsi, nel tempo, per la formulazione delle “Armi civiche” di cui poterne fare uso di distinzione e rappresentanza.

Lo stemmaI segni araldici di riferimento, nascevano da privilegi normalmente di concessione Regia, da eventi storici particolari o famiglie nobili del luogo che ne avessero segnato la storia e le vicende e di cui si era estinto il casato. Già nel 1818 ” il Governo volendo regolare l’uso delle armi dei Municipi Siciliani, richiese ad essi una copia di quelli….” , in adesione, il Sindaco del tempo con lettera del 3 Novembre 1818, inoltrava al Sottintendente di Patti (Autorità di quel tempo delegata all’amministrazione di zona e rappresentanza del Governo), l’impronta di un antico sigillo da cui dedurre le forme per le insegne civiche. Trattatavasi dell’aquila di Sicilia caricata in petto di uno scudo con il Monogramma del Nome di Gesù.