Lo stemma

Sin dal medioevo si è sviluppata l’abitudine di contraddistinguere città, comuni, terre, ma anche casate nobili ecc. di un “segno” che potesse individuare in ogni occasione l’uno dagli altri. Si sviluppa allora la scienza Araldica. Il SS.mo Salvatore, poi S. Salvatore ed indi San Salvatore di Fitalia, non ha conservato nei propri monumenti, segni araldici o particolarità cui potesse riferirsi, nel tempo, per la formulazione delle “Armi civiche” di cui poterne fare uso di distinzione e rappresentanza.

Lo stemmaI segni araldici di riferimento, nascevano da privilegi normalmente di concessione Regia, da eventi storici particolari o famiglie nobili del luogo che ne avessero segnato la storia e le vicende e di cui si era estinto il casato. Già nel 1818 ” il Governo volendo regolare l’uso delle armi dei Municipi Siciliani, richiese ad essi una copia di quelli….” , in adesione, il Sindaco del tempo con lettera del 3 Novembre 1818, inoltrava al Sottintendente di Patti (Autorità di quel tempo delegata all’amministrazione di zona e rappresentanza del Governo), l’impronta di un antico sigillo da cui dedurre le forme per le insegne civiche. Trattatavasi dell’aquila di Sicilia caricata in petto di uno scudo con il Monogramma del Nome di Gesù.

 

A quel tempo
era uso il compendio nell’araldica civica dello stemma della dinastia di riferimento. Le vicende storiche locali, innegabilmente fanno riferimento a profondi ed inscindibili legami con la Chiesa Siciliana. La gestione del territorio di S. Salvatore venne, caratterizzata dalla divisione delle famiglie per nascita e cognome, così fino al 20 dicembre 1828 (cioè per otto secoli), quando il territorio con Diploma Apostolico del Pontefice Pio VII, veniva definitivamente ed unicamente assegnato al Vescovo di Patti, segnando innegabilmente la storia locale, alla quale si è potuto attingere per la segnatura araldica civica.

Lo stemmaCon atto deliberativo del Consiglio Comunale del 09 Agosto 1906 in adunanza straordinaria veniva autorizzato il Sindaco ad avviare istanza per l’iscrizione alle Autorità Competenti nei registri dello Stemma proprio del Comune, che dopo varia corrispondenza in data 3 Maggio 1907 il Ministro Giolitti visti gli atti e udito il Commissario del Re, la Consulta Araldica e visto la normativa di riferimento dichiarava di spettare al Comune di San Salvatore di Fitalia, il diritto di far uso dello stemma che e “D’argento all’aquila coronata di nero, caricata in cuore, dalle sigle d’oro del Nome SS. Di Gesù”… (lo scudo fregiato della corona di Comune) e disponeva l’iscrizione nel libro Araldico degli Enti Morali.

 

Lo stesso stemma
rimaneva in uso ininterrottamente fino al 1963 (anche se già dal 1959 veniva ipotizzato l’uso di uno stemma diverso). Con delibera di Giunta Municipale del 07 settembre 1963 n° 62, deliberava l’acquisto di un gonfalone che sostituisse il vecchio all’Istituto Araldico di Genova. Lo stesso Istituto riceveva un bozzetto dal comune con un leone rampante di rosso in campo d’argento sormontato da tre astri d’azzurro. Detta adozione alla luce di ricerche oggi attentamente effettuate, risulta completamente non motivata. Come tra l’altro si avvede nel settembre 1979 l’Istituto Araldico di cui prima, che con raccomandata pregava il Comune di esibire la fotocopia del Decreto Reale di approvazione di stemma e gonfalone, allegando in calce gli estremi dello stemma legittimo, cioè quello di cui al D.M. 03 Maggio 1907. La missiva, rintracciata presso l’Istituto araldico predetto, al Comune pare non venne mai assunta al protocollo, né riscontrata, conseguendone il fatto che illegittimamente si era sostituito ed usato uno stemma civico, non rispondente alla storia locale ma nemmeno autorizzato nelle forme richieste dalla legge. (Alcune ricerche attraverso la memoria orale, fanno risalire la scelta di sostituire lo stemma con riferimenti alla “Chiesa” a seguito di alcune incomprensioni nel rapporto Comune-Vescovato nella gestione dell’allora cappella laicale Santuario San Calogero). Ne è conseguito l’obbligo di reimmettere l’originale stemma che riappropria il Comune della sua storia passata, di vicende che non vanno negate, ma di cui se ne fa vanto. Ritorna così l’effige che lo rende unico per l’unicità in Italia.